SINTESI STORICA

 

 

Il complesso architettonico del Palazzo Ducale, costituito da diversi fabbricati, piazze, percorsi e giardini; ha subito naturalmente nel corso dei secoli importanti trasformazioni, la più imponente inizia verso la metà del 1500, quando i signori Pio di Savoia avviano una serie di significative opere di trasformazione urbanistica ed edilizia che coinvolgono soprattutto il Castello, ai lavori di ristrutturazione ed ampliamento della Rocca seguono importanti opere sul sistema idrico, come la sistemazione del fiume Secchia e l’unione di due canali in un unico elemento detto “Maestro”. Con il ritorno degli Estensi la dimora torna ad essere utilizzata per scopi militari: nel 1606 l’ingegner Antonio Vacca predispone l’ampliamento del Rivellino e la costruzione della Polveriera, ancora oggi esistente, anche se con differente destinazione d’uso.

Nel 1650 viene iniziata la costruzione della Peschiera - detto Fontanazzo - poggiante sulla muraglia dell’antico bastione, a ridosso del fossato. Fu Francesco I D’Este a dare inizio ad una radicale trasformazione del Castello in sede signorile: Castello, Rocca e giardino, oltre agli spazi urbani vicini subiranno diverse modifiche per venire incontro alle esigenze della Corte. Viene chiamato l’architetto romano Bartolomeo Avanzini, il quale punta a realizzare un insieme armonico di nuove costruzioni e preesistenze, il tutto fuso in un organico universo che unisca spazi esterni ed interni, per fare questo si avvale di una serie di diaframmi architettonici modulati secondo un sapiente gioco di illusioni prospettiche.  Avanzini sottolinea al massimo le caratteristiche scenografiche dell’area, costruendo un lungo viale alberato di ingresso, che diventa il tramite attraverso il quale dialogano i differenti spazi urbani: la piazza quadrangolare e la facciata principale, che, insieme, formano una sorta di spazio teatrale affacciato sulla città. L’architetto valorizza inoltre le potenzialità paesaggistiche della zona realizzando terrazze laterali al Palazzo, ottenute demolendo antiche torri e trasformate, insieme alle mura del castello, in percorso pensile; tale tracciato costituirà un punto di vista privilegiato dal quale ammirare il grande spazio d’acqua della Peschiera. L’architetto interviene anche sulle facciate del Palazzo secondo un rigoroso studio scenografico che lo colleghi virtualmente alle piazze sulla strada per Fiorano. Tutti i lavori eseguiti sulle facciate hanno anche l’obiettivo di mitigare il “bis-quadro” irregolare del grande giardino contiguo al Palazzo: la realizzazione dei portali e di altri diaframmi architettonici viene fatta con la volontà di minimizzarne l’asimmetria, realizzando un sapiente e armonico gioco di prospettive e inganni percettivi. I prospetti laterali del Palazzo sono quelli che maggiormente denunciano la irregolarità di pianta del giardino, ma l’utilizzo sapiente dei quattro cedri del libano posizionati sui quattro spigoli del parco permette di mitigarne l’effetto; ma è tutta la struttura architettonica che tende a ribadire un’assialità che smorza le asimmetrie del giardino.

Nel settecento successive ristrutturazioni saranno volte ad ottenere una dimora sempre più confortevole e lussuosa: viene costruita la facciata meridionale e il vicino giardino, l’opera è di Piero Bezzi, veneziano, che completa la grande prospettiva sul giardino con le due scalinate laterali esterne. Verso il 1760 vengono apportate ulteriori modifiche al complesso, rimodulando elementi architettonici di facciata e ripristinando le decorazioni pittoriche. La vista scenografica che si può godere affacciandosi dalla facciata meridionale sembra non essere stata alterata in modo significativo negli ultimi secoli, permane il grande viale alberato centrale che si perde in lontananza sul profilo delle vicine colline. Da un’analisi cartografica emerge come parte dell’area verde del parco fosse ordinata secondo un disegno paesaggistico ben preciso (tale area è evidenziata nel CTR storico con le linee verdi), mentre le ampie superfici a lato del giardino erano semplicemente lasciate inedificate. Nel corso degli anni infatti è stato mantenuto il perimetro di quello che era il giardino storico, mentre le aree incolte sono state inglobate nello sviluppo urbano della città. Il lotto oggetto di intervento ricade all'interno di una prima periferia formatasi verso il 1960, costituita da un sistema regolare di strade e da piccoli lotti, occupati da fabbricati di 2,3 piani o da piccoli condomini.  

 

CAVALLERIZZA DUCALE

 

Nel 1781 il duca Ercole Rinaldo III d’Este, per ovviare alle carenze di stalle e di alloggi per i dragoni Ducali che scortavano e seguivano la Corte Estense nel trasferimento alla reggia sassolese, decise di costruire una nuova e ampia cavallerizza collocata a fianco della Peschiera. Il nuovo edificio, che fu progettato dal capomastro fioranese “costruttore di scuderie” Gaspare Morselli, venne ad aggregarsi agli antichi fabbricati prospicienti vicolo Concie e piazzale Roverella al tempo indicati "Corte della Racchetta" e sede del Bargello e delle prigioni sassolesi. I lavori, a cui parteciparono trenta maestri e quarantasette manovali, furono finanziati dalla Camera Ducale e vennero sospesi nel 1788 per l'improvvisa morte del Morselli, sostituito da Giuseppe Prampolini, coautore assieme al decoratore ducale Lodovico Bosellini, della facciata dipinta della vicina Chiesa Collegiata di San Giorgio. Il 6 ottobre 1788 il capitano Giambattista Tori attesta l'avanzamento dei lavori oramai da considerarsi quasi ultimati. I lavori infatti terminarono l'anno successivo (anche se il piano superiore, adibito secondo il progetto ad alloggio per i Dragoni, non venne mai ultimato). Nello stesso anno pare concluso anche il fabbricato parallelo destinato a "Stalla de' manzi" (edificio oggi alquanto trasformato e indicato come "Ex Enel") e cioè ad alloggio del bestiame impiegato nella coltivazione e la manutenzione del Parco Ducale in quegli stessi anni adattato a parcocampagna. La Cavallerizza (Stallone Ducale) era ripartita in 15 poste ancora contrassegnate nel soffitto e poteva ospitare un totale di centodue cavalli. L’edificio ha un imponente copertura lignea a due falde sostenuta da ventitré capriate. Inoltre il Duca Ercole Rinaldo III commissionò all’equipe di decoratori coordinati da Lodovico Bosellini la decorazione a prospettiva dell’intera fascia superiore della parete nord della Cavallerizza prospiciente al Fontanazzo.

Dopo la fine del Ducato Estense, la Cavallerizza Ducale ha cambiato molte volte proprietà ed è stata adibita alle più svariate attività (tra cui un deposito formaggio, poi essiccatoio di pelli conciate, ecc.). Il complesso venne praticamente abbandonato, mentre dopo l'ultimo conflitto bellìco, l'area compresa tra la Cavallerizza e il Fontanazzo era invasa da nuovi fabbricati artigianali destinati alla lavorazione di un marmista. Negli anni ’50 la parte della Cavallerizza prospiciente Piazzale Roverella fu sopraelevata ed adattata a civile abitazione mentre la residua consistenza fu quasi abbandonata precipitando nello stato di degrado…

Nel 1990 la parte della Cavallerizza non colpita dagli interventi di sopraelevazione degli anni ’50 è divenuta proprietà di due privati che hanno provveduto, con la supervisione della Soprintendenza dei Beni Storici ed Artistici, ad una importante opera di demolizione delle superfetazioni incongrue e di recupero degli edifici storici (Cavallerizza e Barchessa). I lavori, terminati nel 1998, hanno ridato a questa importante appendice dell’Area Ducale nuova vita e la dignità che meritava, Attualmente il primo piano della Cavallerizza è adibito ad attività professionali ed il piano terra a sede di mostre, convegni ed eventi culturali. La riqualificazione dell'intera area muove dal recupero e dall'attenta rivalorizzazione del complesso della Cavallerizza, che per qualità, dimensioni e ubicazione a ridosso della monumentale Peschiera Ducale, è naturalmente destinato ad accogliere attività terziarie che a loro volta polarizzino l'interesse del pubblico verso le aree correlate al Parco Ducale, in larga parte di proprietà comunale. Come già affermato in precedenza, il piano terra della Cavallerizza, proprio per la sua organizzazione a grande navata, si offre ad essere assimilato ad una sorta di lunga galleria da attraversare da est verso ovest, dal centro cittadino al grande parco. Una lunga strada "commerciale" e di servizi per la città coperta che viene a denunciarsi nei suoi sbocchi sui fronti che sono ripensati e ridisegnati in virtù delle trasformazioni e delle alterazioni in parte irreversibili subite negli ultimi quarant'anni. Il grande spazio del piano superiore a doppia altezza con il complesso sistema delle capriate lignee e del bel tavolato a vista, viene organizzato su più altezze trovando nella riscoperta del sistema seriale delle aperture settecentesche e specialmente della grande termale del fronte ovest, oggi tamponata, un suggestivo stimolo alla ripartizione degli spazi. Il grande varco centrale di luce è il punto su cui si polarizza l'attenzione: qui ci si può deliziare di una vista unica sul complesso ducale e sul parco annesso. La nuova ripartizione vive autonomamente dalla struttura antica che in ogni luogo è percepibile nella sua reale configurazione spaziale e materica. La Cavallerizza ducale è inserita in un'area di grande rilevanza e suggestione sia sotto il profilo urbanistico che storico-architettonico. L'area riveste un ruolo nevralgico nel collegamento tra le aree verdi di pertinenza al complesso ducale e il centro antico, tra vicolo Conce, piazzale Roverella e via Racchetta.

 

PIAZZALE ROVERELLA

Piazzale Roverella assunse il nome attuale dopo il 1872, su indicazione di Natale Cionini, all‘epoca segretario comunale di Sassuolo e autore di una relazione, “Le contrade di Sassuolo”, che doveva suggerire la denominazione definitiva di vie e piazze secondo le nuove normative post unitarie, a suggerire una nuova denominazione per lo spazio urbano che era a quell'epoca chiamato “piazzetta del Montone”: “Questa piazzetta, che dicevasi del forno vecchio per essere stato aperto in tale località uno di questi esercizi, è da qualche anno che ha assunto il nome attuale in occasione che su l’ingresso di un’osteria che ora è smessa, venne innalzata un’insegna rappresentante appunto un montone. E ciò non fu senza ragione, poiché nella detta piazzetta vi si fa il mercato dei lanuti. Crederei però più plausibile chiamarla d’ora innanzi Roverella, a ricordo della pietosa Nobil Donna Lucrezia Roverella, già ricordata con lode, madre di Ercole Pio, Signor di Sassuolo, alla quale basta dire che devesi l’istituzione del Monte di Pietà, eretto in luogo con Breve Pontificio di Pio V delli 7 Febbraio 1568”.

Negli anni cinquanta del Novecento, sul lato destro del piazzale, fu costruito un condominio di quattro piani, di quasi 20 metri d’altezza, che per cinquant'anni ha coperto la vista del retro della “montagna” della Peschiera ducale. Solo tra il 2005 e il 2007, infatti, grazie ai fondi della legge regionale sull'edilizia incongrua (Legge 16 del 2002: “Norme per il recupero degli edifici storico-artistici e la promozione della qualità architettonica e paesaggistica del territorio”), lo stabile è stato acquisito dal Comune di Sassuolo e abbattuto, al fine di sostituirlo con uno spazio pubblico urbano dove è possibile ammirare nuovamente lo scenografico scorcio della “montagna” della Peschiera ducale. L'intera piazza e stata nel recente passato ristrutturata e dotata di una nuova pavimentazione, secondo adeguati criteri storici e paesaggistici, con lavori di riqualificazione che si sono conclusi nel 2007. Si segnala che, grazie agli scavi operati durante l’intervento di restauro del piazzale, seguito alla demolizione del condominio, sono state rinvenute tracce delle fondazioni di una torre del complesso castellano e dell’antico fossato che lo cingeva. 

 

JIMBAR 

 

La società Sirma Sas di Toni Alfredo e C. il 24/06/2010, con prot. 17588 ha ottenuto dal comune di Sassuolo l'Autorizzazione Unica, Sui 21/2010, relativa alla somministrazione di alimenti e bevande, in Piazzale Roverella 17. La stessa il 23/12/2016 ha ceduto l’attività alla ditta individuale Thee Doors di D'Andrea Mattia.  

La visione di un giovane" banterder" , dopo varie esperienze nazionali, trova il coraggio di mettersi in proprio investendo per dare valore alla propria idea. La scelta della location, per dare corpo e anima al progetto, è stata orientata su un luogo prestigioso, nell'area monumentale della città capitale della ceramica, Piazzale Roverella, uno degli angoli più suggestivi di Sassuolo, grazie alla vista della "montagna" traforata "a giorno" con l'aquila estense che chiude il prospetto orientale della Peschiera Ducale, c.d. "Fontanazzo". Tramite il "Percorso della Peschiera", da Piazzale Roverella, costeggiando la "Cavallerizza Ducale" si raggiunge il parco Ducale e il Palazzo Ducale. Si da corso ad una ristrutturazione del locale, edilizia con modifica al lay out, negli impianti, nelle attrezzature e rinnovo completo degli arredi. Partecipazione attiva alle organizzazioni degli eventi da parte del comitato commercianti centro storico. Si punta ad offrire  un servizio che copre l'intero arco della giornata, dall'alta caffetteria, agli aperitivi, ai pranzi veloci ma equilibrati, ai dopocena, il tutto con un'accurata ricerca della qualità delle materie prime.

 Nel 2016 il palazzo ducale ha richiamato circa 24.000 visitatori, le previsioni del gioiello della cultura Barocca dell'Italia settentrionale, inserito nel polo museale "Gallerie Estensi" portano a ritenere un'aumento dei visitatori negli anni a venire, (anche in considerazione dei lavori imminenti di riqualificazione delle vie di accesso e delle piazze antistanti lo stesso palazzo ducale, Via Rocca, Piazzale Avanzini e Piazzale Delle Rosa.

 Una "vetrina" per i tanti turisti che ogni anno si recano nella città di Sassuolo per visitare sia il Palazzo Ducale, ma anche per partecipare al Festival della Filosofia, ai Giovedì di Luglio,  alle Fiere di Ottobre e alle tante iniziative che la città offre.